bernard damiano
(Saretto, Cuneo, 1926 - Nizza, Francia, 2000)

 


Nasce nella valle di Comboscuro, nei monti ad occidente di Cuneo.
Già a quindici anni intaglia il legno con una plasticità che tende alla deformazione dei modelli e che si rivelerà più tardi nell’espressionismo incline al grottesco e al drammatico della sua arte matura.
Dopo aver frequentato l’Accademia Albertina di Torino, si trasferisce nel “midi”, a Nizza e poi a Parigi dove lavora fianco a fianco con il gruppo d’arte “Cobra”, con il quale in seguito romperà a causa di profonde divergenze. Batterà la sua strada di rivoluzionario restando nell’ambito della tradizione espressionista.

A Nizza, dove vive per una parte dell’anno, ha l’atelier in rue Bonico, nella parte vecchia della città e dipinge i vicoletti, il mercato del pesce, delle verdure, dei fiori, la Nizza degli emigranti italiani.
Per il resto dell’anno risiede a Parigi, Boulevard Sain-Vincent dove ritrae i vecchi quartieri con i “bouquinistes” (venditori di libri usati), i mercatini di anticaglie, i “clochards” (barboni) e i personaggi eccentrici della zona, ma anche molti nudi e autoritratti.

La carriera artistica vera e propria inizia nel 1958 con la mostra alla Galerie Longchamp di Nizza. e la partecipazione alla Biennale di Menton. Nel 1960 interviene alla mostra allestita al Palais de la Mediterranée di Nizza e alle esposizioni alla Casa della Cultura di Mosca.
Nel 1962 partecipa al Salon d’Automne di Parigi. Nel 1966 espone alla Galerie Bernheim Jeune di Parigi; nel 1968 al Musée de Stockholm e alla Galerie Albert White di Toronto.
Nel 1973 alla Galerie N. 5 di Parigi; nel 1974 alla galleria Beniamino di Sanremo; nel 1975 alla galleria Rotta di Genova; l’anno seguente alla galleria Schettini 2 di Milano; nel 1984 al Centro Culturale Braidense di Milano; due anni dopo alla Compagnia del Disegno di Milano e nel 1992 alla galleria michelangelo di Bergamo.

Il suo itinerario è molto variegato, tra viaggi e rassegne. “Le Monde” e “Le Figaro” scrivono di lui, ma il successo di critica lo aspetta a Milano nel 1989 dove è notato da Giovanni Testori.
Il grande critico e storico d’arte s’innamora letteralmente della sua pittura, si occupa di lui nelle pagine culturali del “Corriere della Sera” e gli dedica un’importante monografia.

Negli ultimi anni Damiano va “alla ricerca del tempo perduto” ritornando in patria con due rassegne d’arte, la prima a Cuneo, nell’ottobre 1993, la seconda a Sancto Lucio in Comboscuro, nel luglio 1994 dove espone una straordinaria Via Crucis.
Qui si è di fronte ad un Damiano inedito, che affronta il tema religioso, del destino umano, del confronto col divino e con la morte.
L’anno seguente la galleria Mol di Amsterdam gli dedica una mostra e molte retrospettive sono organizzate negli anni seguenti: all’Espace Chubac di Nizza, al Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Marsiglia, e al Centro d’Arte Contemporanea di Umbertine a Milano nel 1995; al Museo d’Arte Moderna di Nizza nel 1998 e al Palazzo della Provincia di Cuneo nel 1999.