ANTONIO CIFRONDI
(1656-1730)
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Cena in casa del ricco Epulone
(particolare del ciclo pittorico eseguito tra il 1712 e il 1715-16)
olio su tela, cm 215x145

Esposizioni

  • “Il ritratto e la figura nel tempo, dipinti dal XVI al XXI secolo”
    (Bergamo, Centro Culturale S. Bartolomeo, 14.11 - 02.12.2001)
  • "Dipinti e sculture XII - XVIII secolo dalla raccolta Morandi – Bellini”
    (Bergamo, Centro Culturale S. Bartolomeo, 10 - 25.11.2007)

Pubblicazioni

  • Il ritratto e la figura nel tempo, dipinti dal XVI al XXI secolo , a cura di R. Bellini,
    Galleria Michelangelo Bergamo, 2001, p. 27
  • Dipinti e sculture XII - XVIII secolo dalla raccolta Morandi – Bellini, a cura di R. Bellini,
    Bergamo, Novecento Grafico, 2007, p. 65

Provenienza

  • Già in Villa Zanchi, Rosciate (Bergamo)

Scheda opera

  • Storia del ciclo pittorico di Villa Zanchi:

    Il dipinto è stato eseguito dal Cifrondi negli anni tra il 1712 e il 1715-16 nella Villa della famiglia Zanchi a Rosciate (Bergamo). Detto ciclo è ben documentato da Francesco Maria Tassi in “Vita del Cifrondi”, contenuta in Vite de' pittori scultori e architetti bergamaschi del 1793, opera fondamentale per la ricostruzione del percorso dell’artista.
    Al tal proposito il biografo scrive: "Passato poscia in casa Zanchi nell’anno 1712, cominciò le grandiosissime opere delle quali è ripieno tutto quel loro nobile appartamento di Campagna, che hanno nella terra di Rosciate; e quivi per quattro e più anni sempre dipingendo si trattenne. Tutta la gran sala con quattro vicine stanze sono interamente da vastissime tele ricoperte, ove in diverse sacre e profane istorie ha fatto vedere quanto fecondo fosse il di lui ingegno nell’inventare, e quanto facile e pronto il pennello nell’eseguire…"; e il biografo descrive minuziosamente una ventina di opere.
    L’artista realizzò una decorazione integrale (forse la più ampia e complessa da lui eseguita in ambito profano) che copriva, oltre ai soffitti e alle pareti, anche le sovrapporte e le porte stesse e, come ancora sottolinea il Tassi: "gli angoli vicino alle porte e alle finestre".
    La decorazione della villa di Rosciate era completa, comprendendo soggetti storici (Storie di Alessandro Magno, purtroppo perdute), soggetti mitologici, soggetti sacri, ritratti ed autoritratti, scene di caccia, figure "di genere". Alcune di queste ultime (oggi in collezioni cremonesi) si possono ricollegare al ciclo di Rosciate in base alle accurate descrizioni che esistono delle sale della villa.
    Il biografo ottocentesco del Cifrondi, P. Locatelli, indica che il punto di partenza per alcune delle scene non sacre è la pittura del francese Le Brun, con il quale probabilmente il clusonese ebbe rapporti durante il periodo trascorso in Francia.
    In questa vasta decorazione si ritrovano due importanti aspetti riguardanti il percorso artistico di Cifrondi: in primo luogo l’artista si trova in un momento di crisi nei confronti delle commissioni di dipinti sacri e, contemporaneamente nascono in lui curiosità naturalistiche, una rinnovata freschezza esecutiva, certi inserti ritrattistici quasi scherzosi (evidenti nell’autoritratto per esempio), una notevole attenzione alla realtà, il tutto derivante da nuovi stimoli.
    Tra la fine del soggiorno a Rosciate, da ritenersi concluso intorno al 1715-16 e il 1722 (anno di datazione degli Apostoli per la chiesa di S. Giuseppe a Brescia), non si ha alcuna notizia sicura né sulle vicende né sulle opere eseguite dal clusonese.
    La decorazione di Villa Zanchi rimase intatta fino a pochi decenni fa; oggi purtroppo è stata smembrata e in parte lasciata cadere in rovina. Passata dagli Zanchi ai Medolago e quindi ai Colleoni, la villa fu alienata da questi poco tempo dopo la seconda guerra mondiale, negli anni cinquanta. Già in quell’occasione alcune opere furono portate via da Rosciate; negli anni successivi vi fu una seconda occasione di dispersione delle opere cifrondiane; poiché il nuovo proprietario Signor Vestoni divise in due (orizzontalmente) il grande salone, le tele furono in quel momento smontate, arrotolate e messe in soffitta. Considerate perdute negli anni sessanta, solo la grande perseveranza di Pietro Capuani riuscì a riscoprirle, nel 1968.
    L’opera venne ritrovata in una soffitta, arrotolata, in cattivo stato di conservazione. Si è quindi reso necessario un intervento di restauro e purtroppo l’eliminazione di alcune parti dell’opera, resa illeggibile.

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BIOGRAFIA
Antonio Cifrondi (Clusone, 11 giugno 1656 – Brescia, 30 ottobre 1730)

Ancora fanciullo apprende i primi rudimenti dell’arte pittorica dall’artista detto “Cavalier del Negro” e dallo zio Francesco, incaricato della ricostruzione della parrochiale di Clusone. Verso i quindici anni ottiene la borsa di studio offerta dal fonditore clusonese Ventura Fanzago che gli permette di spostarsi a Bologna e poi a Roma. Il soggiorno in queste due città fu determinante per attutire le tendenze pittoriche istintive ed irruenti tipiche della pittura bergamasca. Agli inizi degli anni ottanta, insieme al fratello Ventura, compie un viaggio in Francia, fermandosi a Torino nel ritorno. La permanenza a Parigi è importante perché gli consente di conoscere il gusto dominante alla corte di Luigi XIV e di studiare la pittura fiamminga e olandese presente nelle collezioni reali. Dal 1687 è presente di nuovo a Clusone e lavora su commissione per gli ordini religiosi della bergamasca. All’inizio del settecento accetta l’ospitalità offertagli dal convento di S. Spirito in Bergamo, in cambio di numerosi dipinti. Contemporaneamente inizia la produzione di quadri da cavalletto raffiguranti vecchi, zingari, artigiani. Cifrondi è colorista di notevole talento: i suoi colori e i suoi passaggi chiaroscurali donano alle sue opere una luminosità e un dinamismo del tutto singolari. E’ inoltre abile ritrattista e i suoi modelli derivano prevalentemente dalla tradizione bergamasca, sull’esempio del Moroni e del Cavagna: severità e austerità del carattere espressivo dei volti, ma anche profonda analisi psicologica. Dal 1715-16 fino al 1722 è ospite in casa Zanchi, a Rosciate (Bergamo) dove esegue le decorazioni storiche e allegoriche nella villa di campagna. Forse, a causa del disagio per l’ambiente culturale e pittorico bergamasco, accompagnato dalla consapevolezza di potersi dedicare anche dipinti di misure più modeste, decide di trasferirsi a Brescia, dove già aveva ricevuto ospitalità in passato dalla famiglia Bargnani. Nel decennio bresciano le opere per la committenza privata prevalgono nettamente su quella pubblica e pochissime, negli ultimi anni, sono le opere sacre.

Principali musei e luoghi di culto in cui sono conservate le sue opere :

  • Bergamo (Accademia Carrara)
  • Bergamo (Museo Diocesano)
  • Lovere, Bergamo (Accademia Tadini)
  • Brescia (Pinacoteca Tosio-Martinengo)
  • Chambery (Accademia di Belle Arti)

    Sue opere si trovano inoltre in numerosissime chiese di Bergamo e provincia, di Brescia, nonché in collezioni private.

Bibliografia :

  • P. Dal Poggetto, Cifrondi, in “I Pittori Bergamaschi dal XIII al XIX”, Il Settecento, vol, I , Bergamo,
    Raccolta di studi a cura della Banca Popolare di Bergamo, Istituto Poligrafiche Bolis, 1982;
  • L. Anelli, Antonio Cifrondi a Brescia e il Ceruti giovane, Brescia, Grafo Edizioni, 1982;
  • L. Ravelli, Contributi e proposte per catalogo dei dipinti di Antonio Cifrondi, estratto da “Atti dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti”, Bergamo, Vol. XLIX, A.A.1988/89.
PUBBLICAZIONI
Pubblicazioni a cura della Galleria relative all'artista . 
IL RITRATTO E LA FIGURA NEL TEMPO, dipinti dal XVI al XXI secolo
a cura di R. Bellini, Bergamo, Galleria Michelangelo, 2001
47 tavole a colori e biografie degli artisti.
Pagine 80
Prezzo: € 25,00RICHIEDI IL CATALOGO
Dipinti e sculture XII - XVIII secolo 
dalla raccolta Morandi – Bellini
a cura di R. Bellini, Bergamo, Novecento Grafico, 2007 
45 tavole a colori
pagine 80.
Prezzo: € 20,00RICHIEDI IL CATALOGO
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