ÉMILE-othon friesz
(1879-1949)
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Natura morta con caffettiera, 1940
1940
olio su tela, cm 60 x 73
firmato in basso a destra

Esposizioni

  • “Othon Friesz, Retrospettiva ufficiale” Parigi, Galerie Charpentier, 1950

  • “Les Artistes des Salons de Paris, opere 1850 – 1950” (Bergamo, Centro Culturale S. Bartolomeo, 06 - 28.11.2004)

Pubblicazioni

  • M. Gauthier, Othon Friesz, Ginevra, Editions Pierre Cailler, 1957, tav. 116

  • Les Artistes des Salons de Paris opere 1850 - 1950, a cura di R. Bellini, Bergamo, Galleria Michelangelo, Galleria d’arte Due Bi, 2004, p. 51

Provenienza

  • Già in Villa Zanchi, Rosciate (Bergamo)

Scheda opera

  • Storia del ciclo pittorico di Villa Zanchi:

    Il dipinto è stato eseguito dal Cifrondi negli anni tra il 1712 e il 1715-16 nella Villa della famiglia Zanchi a Rosciate (Bergamo). Detto ciclo è ben documentato da Francesco Maria Tassi in “Vita del Cifrondi”, contenuta in Vite de' pittori scultori e architetti bergamaschi del 1793, opera fondamentale per la ricostruzione del percorso dell’artista.
    Al tal proposito il biografo scrive: "Passato poscia in casa Zanchi nell’anno 1712, cominciò le grandiosissime opere delle quali è ripieno tutto quel loro nobile appartamento di Campagna, che hanno nella terra di Rosciate; e quivi per quattro e più anni sempre dipingendo si trattenne. Tutta la gran sala con quattro vicine stanze sono interamente da vastissime tele ricoperte, ove in diverse sacre e profane istorie ha fatto vedere quanto fecondo fosse il di lui ingegno nell’inventare, e quanto facile e pronto il pennello nell’eseguire…"; e il biografo descrive minuziosamente una ventina di opere.
    L’artista realizzò una decorazione integrale (forse la più ampia e complessa da lui eseguita in ambito profano) che copriva, oltre ai soffitti e alle pareti, anche le sovrapporte e le porte stesse e, come ancora sottolinea il Tassi: "gli angoli vicino alle porte e alle finestre".
    La decorazione della villa di Rosciate era completa, comprendendo soggetti storici (Storie di Alessandro Magno, purtroppo perdute), soggetti mitologici, soggetti sacri, ritratti ed autoritratti, scene di caccia, figure "di genere". Alcune di queste ultime (oggi in collezioni cremonesi) si possono ricollegare al ciclo di Rosciate in base alle accurate descrizioni che esistono delle sale della villa.
    Il biografo ottocentesco del Cifrondi, P. Locatelli, indica che il punto di partenza per alcune delle scene non sacre è la pittura del francese Le Brun, con il quale probabilmente il clusonese ebbe rapporti durante il periodo trascorso in Francia.
    In questa vasta decorazione si ritrovano due importanti aspetti riguardanti il percorso artistico di Cifrondi: in primo luogo l’artista si trova in un momento di crisi nei confronti delle commissioni di dipinti sacri e, contemporaneamente nascono in lui curiosità naturalistiche, una rinnovata freschezza esecutiva, certi inserti ritrattistici quasi scherzosi (evidenti nell’autoritratto per esempio), una notevole attenzione alla realtà, il tutto derivante da nuovi stimoli.
    Tra la fine del soggiorno a Rosciate, da ritenersi concluso intorno al 1715-16 e il 1722 (anno di datazione degli Apostoli per la chiesa di S. Giuseppe a Brescia), non si ha alcuna notizia sicura né sulle vicende né sulle opere eseguite dal clusonese.
    La decorazione di Villa Zanchi rimase intatta fino a pochi decenni fa; oggi purtroppo è stata smembrata e in parte lasciata cadere in rovina. Passata dagli Zanchi ai Medolago e quindi ai Colleoni, la villa fu alienata da questi poco tempo dopo la seconda guerra mondiale, negli anni cinquanta. Già in quell’occasione alcune opere furono portate via da Rosciate; negli anni successivi vi fu una seconda occasione di dispersione delle opere cifrondiane; poiché il nuovo proprietario Signor Vestoni divise in due (orizzontalmente) il grande salone, le tele furono in quel momento smontate, arrotolate e messe in soffitta. Considerate perdute negli anni sessanta, solo la grande perseveranza di Pietro Capuani riuscì a riscoprirle, nel 1968.
    L’opera venne ritrovata in una soffitta, arrotolata, in cattivo stato di conservazione. Si è quindi reso necessario un intervento di restauro e purtroppo l’eliminazione di alcune parti dell’opera, resa illeggibile.

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BIOGRAFIA
Émile-Othon FRIESZ, Le Havre, 1879 – Parigi, 1949

Note biografiche:

Frequenta la Scuola di Belle Arti di Le Havre, dal 1894 al 1897; nell’Atelier di Charles Lhullier conosce Raoul Dufy con il quale instaura una profonda amicizia. Grazie ad una borsa di studio lascia Le Havre e si trasferisce a Parigi (1897) dove entra all’Ecole Supérieure des Beaux-Arts, frequentando l’Atelier di Léon Bonnat. Alla fine del 1900 l’amico Dufy lo raggiunge a Parigi. Spesso si reca al Louvre per copiare gli artisti del Quattrocento, ma anche Rubens e Delacroix. Altro luogo di studio e fonte d’ispirazione è la Galerie Durand-Ruel dove sono esposte le opere degli Impressionisti. Egli stesso dirà in seguito: “Per i pittori come me, che arrivavano alla pittura verso il 1900, armati della primaria istruzione classica, della loro nascente capacità e delle loro fresche sensazioni, l’esempio di Renoir, Monet, Pissarro, Sisley, era la sola verità contemporanea”. Da Durand-Ruel conosce Guillaumin, di passaggio a Parigi e, affascinato dalle opere e dalla personalità dell’artista, lo raggiunge nel Limousin, sulle rive del fiume Creuze, dove Guillaumin abita. Dipinge numerosi paesaggi nello stile impressionista con cromatismi e pennellate leggeri, mentre il tratto dinamico è rivelatore del suo temperamento lirico.
Nel 1902, mentre dipinge sul Pont Neuf a Parigi, Friesz conosce Pissarro. A contatto con il maestro modifica il suo stile, cerca di fissare l’“attimo fuggente”, esprimendo luce e movimento attraverso piccoli tocchi di colore. La tela dipinta insieme a Pissarro, esposta al Salon de la Societé des Amis des Arts du Havre, gli costerà violente polemiche da parte della critica locale, non ancora abituata a questo tipo di pittura. Lo stesso anno Friesz e Dufy s’installano al “Bateau Lavoir” a Montmartre; è un periodo di povertà quasi assoluta.
Nel 1903 si reca in Normandia ed esegue paesaggi “en plein air” traducendo in immagini i cavalli, le fiere ed i mercati. Lo stesso anno partecipa per la prima volta al Salon des Indépendants. Nel 1904, a Parigi, conosce Matisse. E’ un incontro che determinerà la sua pittura futura; da questo momento, infatti, il linguaggio di Friesz diventa più ardente di colore, più vibrato.
Nel 1905 dipinge con Matisse, Camoin, Manguin e Marquet e con quest’ultimo espone alla Galerie Berthe Weill, alla Galerie Druet e alla Galerie-librairie Prath et Maynier. Il suo stile è ancora influenzato dall’Impressionismo.
Lo stesso anno espone per la prima volta al Salon d’Automne di Parigi alcune vedute di città sul mare, bagnanti e ritratti. Sono dipinti che vivono nelle alternanze e nel gioco dei contrasti: i colori costituiscono l’equivalente della luce solare. E’ un periodo di intense ricerche e di studio nel tentativo di staccarsi dalla maniera impressionista. Nella sala accanto sono esposte le opere di Matisse, Derain, Marquet, Camoin, Manguin, Girieud, Vlaminck, Pichot che danno scandalo per l’arroganza, l’esuberante libertà e per la violenza dei colori tanto da valere al gruppo l’appellativo Fauves (Belve).
Nel mese di aprile la Galerie des Collectionneurs di Parigi gli organizza la prima esposizione personale con ben quarantasei opere, la maggior parte dipinte in Normandia, alcune nella Creuze e altre a Parigi.
Nel 1906 viaggia in Belgio insieme all’amico Braque. Entrambi nativi della Normandia, ai paesaggi soleggiati del Midi preferiscono la dolce e più familiare luminosità dei porti nordici. Nella serie di tele che hanno per oggetto la città di Anversa, Friesz gioca con i contrasti, basandosi su una tavolozza di toni chiari e armoniosi nelle gamme dei rosa, dei blu pallidi, dei verdi luminosi e dei bianchi intensi. La tela vergine, visibile in alcuni punti, rafforza l’effetto di luce. Questa pittura, ormai, non ha quasi più nulla in comune con quella impressionista. Durante il soggiorno Friesz e Braque lavorano sempre insieme, i cavalletti sono posati fianco a fianco e i loro dipinti sono così vicini, sia per soggetti che per composizioni e cromatismi che, quelli non firmati, presentano seri problemi di distinzione. Si nota in Friesz una più marcata gestualità e un maggior dinamismo che diventeranno le fondamentali caratteristiche del suo stile.
Di ritorno a Parigi espone queste tele al Salon d’Automne, nella sala III, vicino a quelle di Matisse, Marquet, Derain, de Vlaminck. Il critico Louis Vauxcelles, in “Gil Blas”, nota le opere di Friesz il cui stile è sensibilmente cambiato: “Othon Friesz si arruola sotto il vessillo di Matisse e Manguin. Allarga la sua maniera e illumina la tela di toni ardenti, conservando allo stesso tempo le sue qualità di costruttore e disegnatore dal tratto nervoso. Noi ci rallegriamo di questa nuova avventura di un giovane artista che cerca e che si classificherà”.
Un nuovo viaggio segna la seconda fase della pittura Fauve. Nel giugno 1907 raggiunge Braque a L’Estaque, poi in agosto parte per La Ciotat. Friesz, come gli altri Fauves, traspone sulla tela la sua visione della natura. Le tonalità della tavolozza, più viva che mai, sono applicate le une accanto alle altre e contornate da un tratto colorato (che ricorda la pittura dei Nabis). Il tratto dinamico e il gusto per una solida composizione sono senz’altro gli apporti principali di Friesz al Fauvismo. A differenza di Braque, il Cubismo resta al di fuori degli interessi di Friesz. Molti lavori di questo periodo “Mediterraneo” sono acquistati dal mercante Kanhweiler ed in seguito esposti al Salon d’Automne.
Visitando il Salon des Indépendants del 1907 il mercante Eugène Druet nota le tele di Friesz e, su consiglio di Auguste Rodin, gli offre un contratto. Il poeta e critico Guillaume Apollinaire parla di lui nella rivista “Je dis tout”.
Il periodo che corre dal 1908 al 1912 è chiamato dall’artista “evoluzione verso il possesso della forma”; in coincidenza con la clamorosa affermazione della pittura di Cézanne (che Friesz aveva conosciuto al Louvre otto anni prima); vi è infatti in Friesz un ritorno alla forma e l’allontanamento dal fauvismo, la tecnica si modifica profondamente per l’insorgere di nuove necessità compositive; la tavolozza si scurisce privilegiando i toni ocra, bruni, verdi e blu austeri. Nel 1911 attenua il colore e la pittura si fa sempre più classica. Viaggia in Germania, Italia, Portogallo e al suo ritorno Druet gli organizza una grande retrospettiva.
Dal 1913 Friesz si libera dal contratto di esclusiva con Druet ed espone le nuove tele alla Galerie Marseille. In occasione dell’Armory Show invia alcune tele a Chicago e a New York. Lo scoppio della guerra nel 1914 interrompe ogni attività. Nel 1917 la Galerie Druet vende al Museo di Stoccoloma la tela Gli acrobati. E’ il suo primo dipinto ad entrare in una collezione pubblica. Un nuovo viaggio, avvenuto nel 1920 in Italia, lo porta in Piemonte, a Rocca Sparvera e poi in Toscana. Nel 1922 intensifica i rapporti con la Galerie Bernheim-Jeune che gli organizza due esposizioni; l’anno seguente interviene al Salon des Tuileries e partecipa alla II Biennale romana con l’opera Famiglia di contadini.
L’anno 1924 è caratterizzato da nuove vendite a Musei: Giardino di Tolone, è acquisito dal Museo di Stoccolma; il Museo di Grenoble acquista quattro tele ed I pattinatori è venduto ad un museo americano.
Ora Friesz ha ormai raggiunto la fama a cui aspirava un tempo. Nel 1926 la Galerie Katia Granoff gli propone l’acquisto di tutta la produzione e negli anni successivi organizzerà numerose esposizioni dell’artista.
Nel 1924 le opere di molti artisti francesi contemporanei dell’importante collezione Johs Rump sono lasciate in legato al Musée Royal des Beaux-Arts di Copenaghen. In questa collezione Friesz è rappresentato da ben 13 dipinti.
Nel 1933 un’importante commissione lo costringe ad interrompere gli abituali spostamenti all’interno della Francia; la manifattura di Gobelins gli chiede infatti di realizzare i cartoni per una tappezzeria raffigurante l’allegoria della Pace che sarà terminata solo nel 1936.
Nonostante il gravoso impegno, il forte desiderio di libertà lo porta a riprendere i soggiorni verso i luoghi più amati: la Normandia e la costa Atlantica dove dipinge numerose marine.
Una seconda commissione statale lo impegna nel vasto progetto per l’Esposizione Internazionale del 1937. Friesz divide con l’amico Dufy la vasta decorazione pittorica del caffè nel Théâtre Chaillot, raffigurante Il corso della Senna. L’opera si compone di due parti monumentali di quaranta metri quadrati ciascuna.
Nel 1938 Friesz è invitato dal Carnegie Institut di Pittsburgh a far parte della giuria del Salon annuale. Approfittando del viaggio negli Stati Uniti, la Galerie Durand-Ruel di New-York gli organizza una mostra.
Durante la seconda guerra mondiale Friesz resta a Parigi con la famiglia e dipinge bellissime nature morte e composizioni di fiori che possono essere interpretate come il bisogno di manifestare nelle tele la presenza della natura, che ora è diventata inaccessibile a causa dell’impossibilità di viaggiare. La Galerie Pétridès di Parigi gli organizza in breve tempo due personali, nel 1941 e nel 1943.
Alla fine della guerra ritorna ad Honfleur, luogo che aveva già visitato nel 1903. Negli anni seguenti raggiungerà spesso la pittoresca cittadina della Normandia, per soggiorni sempre più lunghi. Nel settembre 1947 si trova a La Rochelle e quando la moglie gli raccomanda di tornare per partecipare al Salon d’Automne, Friesz le risponde “Me ne frego del Salon d’Automne e di tutti i Salons”. Le tele eseguite in Normandia sono presentate nel marzo 1948 alla Galerie Pétridès e, durante l’estate, alla Galerie du National a Lucerna, per la sua ultima mostra.

Principali musei in cui sono conservate le sue opere :

  • Albi (Musée Toulouse-Lautrec), Arles, Arras, Grenoble, Le Havre, Lille (Musée de Picardie), Limoges, Lione, Parigi (Musée National d’Art Moderne, Musée de la Guerre, Musée de l’Aviation), Poitiers, Rouen, Saint-Malo, Saint-Sébastien, Toulon, Troyes (Musée d’Art Moderne, coll. P. Lévy) - Francia
  • Anversa - Olanda
  • Belgrado - Serbia
  • Berlino, Eberfeld, Brema - Germania
  • Bruxelles - Belgio
  • Buenos Aires – Argentina
  • Copenaghen - Danimarca
  • Leeds - Gran Bretagna.
  • Losanna, Zurigo, Ginevra (Musée d’Art e d’Histoire e Musée du Petit Palais) - Svizzera
  • Mosca, San Pietroburgo - Unione Sovietica
  • New York (Museum of Modern Art), Los Angeles, Baltimora, Washington, Chicago, Detroit – Stati Uniti
  • Oslo - Norvegia
  • Stoccolma - Svezia
  • Vienna - Austria

Bibliografia :

  • P. Dal Poggetto, Cifrondi, in “I Pittori Bergamaschi dal XIII al XIX”, Il Settecento, vol, I , Bergamo,
    Raccolta di studi a cura della Banca Popolare di Bergamo, Istituto Poligrafiche Bolis, 1982;
  • L. Anelli, Antonio Cifrondi a Brescia e il Ceruti giovane, Brescia, Grafo Edizioni, 1982;
  • L. Ravelli, Contributi e proposte per catalogo dei dipinti di Antonio Cifrondi, estratto da “Atti dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti”, Bergamo, Vol. XLIX, A.A.1988/89.
PUBBLICAZIONI
Pubblicazioni a cura della Galleria relative all'artista  
LES ARTISTES DES SALONS DE PARIS, OPERE 1850 - 1950
a cura di Raffaella Bellini, saggi di R. Bellini, Paola Ubiali, 2004 
49 tavole a colori e biografie degli artisti
Pagine 120
Testi italiano/inglese
Prezzo: € 25,00RICHIEDI IL CATALOGO
Dipinti e sculture XII - XVIII secolo 
dalla raccolta Morandi – Bellini
a cura di R. Bellini, Bergamo, Novecento Grafico, 2007 
45 tavole a colori
pagine 80.
Prezzo: € 20,00RICHIEDI IL CATALOGO
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