jacques germain
(1915-2001)
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Composizione, 1965
31.01.1965
olio su tela, cm 33 x 54,5
firmato e datato in basso a destra, firmato e datato a tergo.

Esposizioni

  • “Il ritratto e la figura nel tempo, dipinti dal XVI al XXI secolo”
    (Bergamo, Centro Culturale S. Bartolomeo, 14.11 - 02.12.2001)
  • "Dipinti e sculture XII - XVIII secolo dalla raccolta Morandi – Bellini”
    (Bergamo, Centro Culturale S. Bartolomeo, 10 - 25.11.2007)

Pubblicazioni

  • Il ritratto e la figura nel tempo, dipinti dal XVI al XXI secolo , a cura di R. Bellini,
    Galleria Michelangelo Bergamo, 2001, p. 27
  • Dipinti e sculture XII - XVIII secolo dalla raccolta Morandi – Bellini, a cura di R. Bellini,
    Bergamo, Novecento Grafico, 2007, p. 65

Provenienza

  • Già in Villa Zanchi, Rosciate (Bergamo)

Scheda opera

  • Storia del ciclo pittorico di Villa Zanchi:

    Il dipinto è stato eseguito dal Cifrondi negli anni tra il 1712 e il 1715-16 nella Villa della famiglia Zanchi a Rosciate (Bergamo). Detto ciclo è ben documentato da Francesco Maria Tassi in “Vita del Cifrondi”, contenuta in Vite de' pittori scultori e architetti bergamaschi del 1793, opera fondamentale per la ricostruzione del percorso dell’artista.
    Al tal proposito il biografo scrive: "Passato poscia in casa Zanchi nell’anno 1712, cominciò le grandiosissime opere delle quali è ripieno tutto quel loro nobile appartamento di Campagna, che hanno nella terra di Rosciate; e quivi per quattro e più anni sempre dipingendo si trattenne. Tutta la gran sala con quattro vicine stanze sono interamente da vastissime tele ricoperte, ove in diverse sacre e profane istorie ha fatto vedere quanto fecondo fosse il di lui ingegno nell’inventare, e quanto facile e pronto il pennello nell’eseguire…"; e il biografo descrive minuziosamente una ventina di opere.
    L’artista realizzò una decorazione integrale (forse la più ampia e complessa da lui eseguita in ambito profano) che copriva, oltre ai soffitti e alle pareti, anche le sovrapporte e le porte stesse e, come ancora sottolinea il Tassi: "gli angoli vicino alle porte e alle finestre".
    La decorazione della villa di Rosciate era completa, comprendendo soggetti storici (Storie di Alessandro Magno, purtroppo perdute), soggetti mitologici, soggetti sacri, ritratti ed autoritratti, scene di caccia, figure "di genere". Alcune di queste ultime (oggi in collezioni cremonesi) si possono ricollegare al ciclo di Rosciate in base alle accurate descrizioni che esistono delle sale della villa.
    Il biografo ottocentesco del Cifrondi, P. Locatelli, indica che il punto di partenza per alcune delle scene non sacre è la pittura del francese Le Brun, con il quale probabilmente il clusonese ebbe rapporti durante il periodo trascorso in Francia.
    In questa vasta decorazione si ritrovano due importanti aspetti riguardanti il percorso artistico di Cifrondi: in primo luogo l’artista si trova in un momento di crisi nei confronti delle commissioni di dipinti sacri e, contemporaneamente nascono in lui curiosità naturalistiche, una rinnovata freschezza esecutiva, certi inserti ritrattistici quasi scherzosi (evidenti nell’autoritratto per esempio), una notevole attenzione alla realtà, il tutto derivante da nuovi stimoli.
    Tra la fine del soggiorno a Rosciate, da ritenersi concluso intorno al 1715-16 e il 1722 (anno di datazione degli Apostoli per la chiesa di S. Giuseppe a Brescia), non si ha alcuna notizia sicura né sulle vicende né sulle opere eseguite dal clusonese.
    La decorazione di Villa Zanchi rimase intatta fino a pochi decenni fa; oggi purtroppo è stata smembrata e in parte lasciata cadere in rovina. Passata dagli Zanchi ai Medolago e quindi ai Colleoni, la villa fu alienata da questi poco tempo dopo la seconda guerra mondiale, negli anni cinquanta. Già in quell’occasione alcune opere furono portate via da Rosciate; negli anni successivi vi fu una seconda occasione di dispersione delle opere cifrondiane; poiché il nuovo proprietario Signor Vestoni divise in due (orizzontalmente) il grande salone, le tele furono in quel momento smontate, arrotolate e messe in soffitta. Considerate perdute negli anni sessanta, solo la grande perseveranza di Pietro Capuani riuscì a riscoprirle, nel 1968.
    L’opera venne ritrovata in una soffitta, arrotolata, in cattivo stato di conservazione. Si è quindi reso necessario un intervento di restauro e purtroppo l’eliminazione di alcune parti dell’opera, resa illeggibile.

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BIOGRAFIA
Jacques GERMAIN, Parigi, 1915 – 2001

Note biografiche:

Su consiglio del poeta Blaise Cendrars, nel 1931 la famiglia lo iscrive all’Académie Moderne di Parigi, dove è allievo di Fernand Léger e di Amédée Ozenfant. Poco dopo Germain parte per il Bauhaus di Dessau, dove Jean Leppien ricordò di aver visto arrivare questo giovane che, negli anni 1931-32 seguiva gli insegnamenti di Kandinsky e di Albers. Dal 1932 al 1933 Germain risiede a Francoforte, allievo di Willy Baumeister al laboratorio di arti applicate Kunstgewerbeschule.
Nel 1943, durante la prima guerra mondiale, viene fatto prigioniero in Germania e alla liberazione torna a Parigi. Nel 1946 incontra Antonin Artaud e lavora a suo fianco.
A partire da quest’anno partecipa a numerose esposizioni collettive, soprattutto Salons: Surindépendants (1946-47); Réalités Nouvelles (dal 1949), Mai (dal 1951); Comparaisons, Grandes et Jeunes d’aujourd’hui, Automne.
Nel 1947, insieme a Fautrier, Hartung, Wols, Mathieu, Bryen, Seuphor espone alla mostra “Black and White” organizzata dalla Galerie des Deux Isles dove, l’anno seguente, avrà luogo anche la sua prima personale.
Nel 1951 espone alla mostra “Tendances” della Galerie Maeght, insieme a Poliakoff, Pallut, Kelly e Palazuelo; nel 1956 è con Debré alla Galerie Michel Warren di Parigi. E’ invitato alla prestigiosa rassegna “Documenta” di Kassel nel 1959.
E’ presente all’esposizione del 1977 “Le Bauhaus” presso il Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi e partecipa alle mostre dell’Ecole de Paris presso la Galerie Charpentier.
Gli sono state organizzate numerose personali a Parigi, Francoforte, Lille, Losanna, Bruxelles, Bonn, ecc.
Tra le mostre personali più recenti si ricordano: 
- 1986 Opere degli anni 1950-60, Galerie Barbier, Parigi
- 1987 Opere recenti, Galerie Barbier, Parigi
- 1988 Opere 1950-1960, Galerie Arnoux, Parigi
- 1989 Piccoli formati recenti, Galerie Barbier-Beltz, Parigi

Dal 1979 vive e lavora stabilmente a Parigi.
La pittura di Germain s’iscrive nel vasto movimento dell’astrazione lirica sviluppatosi nel dopoguerra. Sin dall’inizio della carriera egli è affascinato dall’arte astratta; è una circostanza piuttosto rara, essendo la maggior parte degli artisti, quantomeno agli esordi, partiti da posizioni nell’ambito del figurativo. Probabilmente si tratta di una conseguenza dell’insegnamento del Bauhaus. Gli elementi strutturali della pittura di Germain restano inalterati nel corso degli anni, senza tuttavia eseguire reiterazioni. Il suo tratto è caratterizzato da lunghe linee oblique e parallele legate da corti segmenti incrociati gli uni agli altri. Usa spesso il coltello, la spatola, realizzando effetti che ricordano le tessere del mosaico.
Alcuni l’hanno paragonato al Monet del periodo delle ninfee; André Marc scrive infatti: “la pittura di Jacques Germain rappresenta, con una chiarezza particolare, il concetto impressionista adattato all’astrazione”. Essa si fonda su accordi colorati registrati partendo dall’osservazione del gioco della luce, non concedendo alcuna sembianza alla realtà delle cose.
Dall’aprile all’agosto 2006 sue opere sono richieste dal Musée de Luxembourg di Parigi in occasione dell’esposizione “L’envolée lyrique”, ovvero la prima mostra dettagliata e completa sul tema dell’astrazione lirica. L’evento è stato accompagnato dalla pubblicazione di un esaustivo catalogo che raccoglie oltre un centinaio di opere.

Principali musei in cui sono conservate le sue opere :

  • Brema - Germania
  • Losanna (Museo Cantonale) - Svizzera
  • Parigi, (Centre Pompidou, Musée d’Art Moderne de la ville) - Francia
  • Lille (Musée des Beaux Arts) - Francia
  • Oslo - Novergia
  • Bergen - Norvegia

Bibliografia :

  • P. Dal Poggetto, Cifrondi, in “I Pittori Bergamaschi dal XIII al XIX”, Il Settecento, vol, I , Bergamo,
    Raccolta di studi a cura della Banca Popolare di Bergamo, Istituto Poligrafiche Bolis, 1982;
  • L. Anelli, Antonio Cifrondi a Brescia e il Ceruti giovane, Brescia, Grafo Edizioni, 1982;
  • L. Ravelli, Contributi e proposte per catalogo dei dipinti di Antonio Cifrondi, estratto da “Atti dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti”, Bergamo, Vol. XLIX, A.A.1988/89.
PUBBLICAZIONI
Pubblicazioni a cura della Galleria relative all'artista . 
IL RITRATTO E LA FIGURA NEL TEMPO, dipinti dal XVI al XXI secolo
a cura di R. Bellini, Bergamo, Galleria Michelangelo, 2001
47 tavole a colori e biografie degli artisti.
Pagine 80
Prezzo: € 25,00RICHIEDI IL CATALOGO
Dipinti e sculture XII - XVIII secolo 
dalla raccolta Morandi – Bellini
a cura di R. Bellini, Bergamo, Novecento Grafico, 2007 
45 tavole a colori
pagine 80.
Prezzo: € 20,00RICHIEDI IL CATALOGO
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