GALLIANO MAZZON
(1896-1978)
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COMPOSIZIONE, 1967
(particolare del ciclo pittorico eseguito tra il 1712 e il 1715-16)
olio su tavola, cm 45 x 35
firmato e datato in basso a destra

Esposizioni

  • “Il ritratto e la figura nel tempo, dipinti dal XVI al XXI secolo”
    (Bergamo, Centro Culturale S. Bartolomeo, 14.11 - 02.12.2001)
  • "Dipinti e sculture XII - XVIII secolo dalla raccolta Morandi – Bellini”
    (Bergamo, Centro Culturale S. Bartolomeo, 10 - 25.11.2007)

Pubblicazioni

  • Il ritratto e la figura nel tempo, dipinti dal XVI al XXI secolo , a cura di R. Bellini,
    Galleria Michelangelo Bergamo, 2001, p. 27
  • Dipinti e sculture XII - XVIII secolo dalla raccolta Morandi – Bellini, a cura di R. Bellini,
    Bergamo, Novecento Grafico, 2007, p. 65

Provenienza

  • Già in Villa Zanchi, Rosciate (Bergamo)

Scheda opera

  • Storia del ciclo pittorico di Villa Zanchi:

    Il dipinto è stato eseguito dal Cifrondi negli anni tra il 1712 e il 1715-16 nella Villa della famiglia Zanchi a Rosciate (Bergamo). Detto ciclo è ben documentato da Francesco Maria Tassi in “Vita del Cifrondi”, contenuta in Vite de' pittori scultori e architetti bergamaschi del 1793, opera fondamentale per la ricostruzione del percorso dell’artista.
    Al tal proposito il biografo scrive: "Passato poscia in casa Zanchi nell’anno 1712, cominciò le grandiosissime opere delle quali è ripieno tutto quel loro nobile appartamento di Campagna, che hanno nella terra di Rosciate; e quivi per quattro e più anni sempre dipingendo si trattenne. Tutta la gran sala con quattro vicine stanze sono interamente da vastissime tele ricoperte, ove in diverse sacre e profane istorie ha fatto vedere quanto fecondo fosse il di lui ingegno nell’inventare, e quanto facile e pronto il pennello nell’eseguire…"; e il biografo descrive minuziosamente una ventina di opere.
    L’artista realizzò una decorazione integrale (forse la più ampia e complessa da lui eseguita in ambito profano) che copriva, oltre ai soffitti e alle pareti, anche le sovrapporte e le porte stesse e, come ancora sottolinea il Tassi: "gli angoli vicino alle porte e alle finestre".
    La decorazione della villa di Rosciate era completa, comprendendo soggetti storici (Storie di Alessandro Magno, purtroppo perdute), soggetti mitologici, soggetti sacri, ritratti ed autoritratti, scene di caccia, figure "di genere". Alcune di queste ultime (oggi in collezioni cremonesi) si possono ricollegare al ciclo di Rosciate in base alle accurate descrizioni che esistono delle sale della villa.
    Il biografo ottocentesco del Cifrondi, P. Locatelli, indica che il punto di partenza per alcune delle scene non sacre è la pittura del francese Le Brun, con il quale probabilmente il clusonese ebbe rapporti durante il periodo trascorso in Francia.
    In questa vasta decorazione si ritrovano due importanti aspetti riguardanti il percorso artistico di Cifrondi: in primo luogo l’artista si trova in un momento di crisi nei confronti delle commissioni di dipinti sacri e, contemporaneamente nascono in lui curiosità naturalistiche, una rinnovata freschezza esecutiva, certi inserti ritrattistici quasi scherzosi (evidenti nell’autoritratto per esempio), una notevole attenzione alla realtà, il tutto derivante da nuovi stimoli.
    Tra la fine del soggiorno a Rosciate, da ritenersi concluso intorno al 1715-16 e il 1722 (anno di datazione degli Apostoli per la chiesa di S. Giuseppe a Brescia), non si ha alcuna notizia sicura né sulle vicende né sulle opere eseguite dal clusonese.
    La decorazione di Villa Zanchi rimase intatta fino a pochi decenni fa; oggi purtroppo è stata smembrata e in parte lasciata cadere in rovina. Passata dagli Zanchi ai Medolago e quindi ai Colleoni, la villa fu alienata da questi poco tempo dopo la seconda guerra mondiale, negli anni cinquanta. Già in quell’occasione alcune opere furono portate via da Rosciate; negli anni successivi vi fu una seconda occasione di dispersione delle opere cifrondiane; poiché il nuovo proprietario Signor Vestoni divise in due (orizzontalmente) il grande salone, le tele furono in quel momento smontate, arrotolate e messe in soffitta. Considerate perdute negli anni sessanta, solo la grande perseveranza di Pietro Capuani riuscì a riscoprirle, nel 1968.
    L’opera venne ritrovata in una soffitta, arrotolata, in cattivo stato di conservazione. Si è quindi reso necessario un intervento di restauro e purtroppo l’eliminazione di alcune parti dell’opera, resa illeggibile.

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MONDO INCORPOREO, 1966
(particolare del ciclo pittorico eseguito tra il 1712 e il 1715-16)
olio su tela, cm 100 x 75
firmato e datato in basso a destra

Esposizioni

  • “Il ritratto e la figura nel tempo, dipinti dal XVI al XXI secolo”
    (Bergamo, Centro Culturale S. Bartolomeo, 14.11 - 02.12.2001)
  • "Dipinti e sculture XII - XVIII secolo dalla raccolta Morandi – Bellini”
    (Bergamo, Centro Culturale S. Bartolomeo, 10 - 25.11.2007)

Pubblicazioni

  • Il ritratto e la figura nel tempo, dipinti dal XVI al XXI secolo , a cura di R. Bellini,
    Galleria Michelangelo Bergamo, 2001, p. 27
  • Dipinti e sculture XII - XVIII secolo dalla raccolta Morandi – Bellini, a cura di R. Bellini,
    Bergamo, Novecento Grafico, 2007, p. 65

Provenienza

  • Già in Villa Zanchi, Rosciate (Bergamo)

Scheda opera

  • Storia del ciclo pittorico di Villa Zanchi:

    Il dipinto è stato eseguito dal Cifrondi negli anni tra il 1712 e il 1715-16 nella Villa della famiglia Zanchi a Rosciate (Bergamo). Detto ciclo è ben documentato da Francesco Maria Tassi in “Vita del Cifrondi”, contenuta in Vite de' pittori scultori e architetti bergamaschi del 1793, opera fondamentale per la ricostruzione del percorso dell’artista.
    Al tal proposito il biografo scrive: "Passato poscia in casa Zanchi nell’anno 1712, cominciò le grandiosissime opere delle quali è ripieno tutto quel loro nobile appartamento di Campagna, che hanno nella terra di Rosciate; e quivi per quattro e più anni sempre dipingendo si trattenne. Tutta la gran sala con quattro vicine stanze sono interamente da vastissime tele ricoperte, ove in diverse sacre e profane istorie ha fatto vedere quanto fecondo fosse il di lui ingegno nell’inventare, e quanto facile e pronto il pennello nell’eseguire…"; e il biografo descrive minuziosamente una ventina di opere.
    L’artista realizzò una decorazione integrale (forse la più ampia e complessa da lui eseguita in ambito profano) che copriva, oltre ai soffitti e alle pareti, anche le sovrapporte e le porte stesse e, come ancora sottolinea il Tassi: "gli angoli vicino alle porte e alle finestre".
    La decorazione della villa di Rosciate era completa, comprendendo soggetti storici (Storie di Alessandro Magno, purtroppo perdute), soggetti mitologici, soggetti sacri, ritratti ed autoritratti, scene di caccia, figure "di genere". Alcune di queste ultime (oggi in collezioni cremonesi) si possono ricollegare al ciclo di Rosciate in base alle accurate descrizioni che esistono delle sale della villa.
    Il biografo ottocentesco del Cifrondi, P. Locatelli, indica che il punto di partenza per alcune delle scene non sacre è la pittura del francese Le Brun, con il quale probabilmente il clusonese ebbe rapporti durante il periodo trascorso in Francia.
    In questa vasta decorazione si ritrovano due importanti aspetti riguardanti il percorso artistico di Cifrondi: in primo luogo l’artista si trova in un momento di crisi nei confronti delle commissioni di dipinti sacri e, contemporaneamente nascono in lui curiosità naturalistiche, una rinnovata freschezza esecutiva, certi inserti ritrattistici quasi scherzosi (evidenti nell’autoritratto per esempio), una notevole attenzione alla realtà, il tutto derivante da nuovi stimoli.
    Tra la fine del soggiorno a Rosciate, da ritenersi concluso intorno al 1715-16 e il 1722 (anno di datazione degli Apostoli per la chiesa di S. Giuseppe a Brescia), non si ha alcuna notizia sicura né sulle vicende né sulle opere eseguite dal clusonese.
    La decorazione di Villa Zanchi rimase intatta fino a pochi decenni fa; oggi purtroppo è stata smembrata e in parte lasciata cadere in rovina. Passata dagli Zanchi ai Medolago e quindi ai Colleoni, la villa fu alienata da questi poco tempo dopo la seconda guerra mondiale, negli anni cinquanta. Già in quell’occasione alcune opere furono portate via da Rosciate; negli anni successivi vi fu una seconda occasione di dispersione delle opere cifrondiane; poiché il nuovo proprietario Signor Vestoni divise in due (orizzontalmente) il grande salone, le tele furono in quel momento smontate, arrotolate e messe in soffitta. Considerate perdute negli anni sessanta, solo la grande perseveranza di Pietro Capuani riuscì a riscoprirle, nel 1968.
    L’opera venne ritrovata in una soffitta, arrotolata, in cattivo stato di conservazione. Si è quindi reso necessario un intervento di restauro e purtroppo l’eliminazione di alcune parti dell’opera, resa illeggibile.

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BIOGRAFIA
GALLIANO MAZZON

Camisano Vicentino, 1896 – Milano, 1978

Note biografiche:

Pochi mesi dopo la sua nascita la famiglia emigra in Brasile e lui vivrà la libera ma dura vita dei “matos” (ovvero gli indios), venendo istruito dai missionari salesiani. Allo scoppio della prima guerra mondiale torna in Italia per arruolarsi come volontario; durante un combattimento sul Monte Santo è ferito e mutilato della mano destra. Studia in una casa di rieducazione e terminati i corsi si iscrive all’Accademia di Brera, affrontando nel contempo una situazione economica molto precaria.
Dal 1921 è abilitato ad insegnare disegno nelle scuole medie inferiori e superiori e nel 1926 consegue il diploma di pittura. Pur non tornando mai più nella terra d’infanzia, conserverà sempre il ricordo degli infuocati tramonti brasiliani, dei giganteschi fiori, degli uccelli e delle grandi farfalle delle foreste tropicali.
Nel 1928 vince il Premio Gavazzi e l’anno seguente partecipa alla Mostra Internazionale d’Arte di Barcellona.
A partire dal 1930 comincia a realizzare le prime opere astratte insieme a Edoardo Persico, Gino Ghiringhelli, Maria Cernuschi ed altri artisti. In questo periodo è assiduo alla Galleria del Milione di Milano ma sono anni molto duri ed il consenso è quasi inesistente.
Nel 1932 è nominato insegnante di disegno nella scuola media e i suoi principi didattici innovatori saranno universalmente riconosciuti con il nome “Scuola Mazzon”.
Dal 1934 al 1938 si ritira in solitudine in una baita delle Dolomiti del Brenta e pubblica, anonimo, un libro di poesie.
Lo scoppio della guerra lo fa cadere in depressione. Nel 1945 torna a Milano dove insegna nella scuola media Alfredo Panzini. Riprende a dipingere e crea una serie di pastelli-inchiostro dal titolo Brasiliana che preludono all’informale.
Nel 1947, su proposta dell’architetto Alberto Sartoris, entra a far parte del gruppo Réalités Nouvelles a Parigi, al cui Salon espone dal 1947 al 1950.
Nel 1949 aderisce al Movimento Arte Concreta con Dorfles, Munari, Monnet, Soldati, Veronesi, Radice, Di Salvatore ed altri. Partecipa a mostre importanti tra cui la mostra storica del primo astrattismo italiano nel 1951 alla Galleria Bompiani, presso la quale, nel dicembre 1950, fu presentata la “Scuola Mazzon”.
Moltissime le sue personali, tra le più importanti quelle allestite alla Galleria del Cavallino, Venezia; Galleria San Fedele, Milano; Galleria del Grattacielo, Milano e Legnano; Galleria Ziegler, Zurigo; Galleria Il Salotto, Como; Galleria Beatrice, Novara; Galleria Montrasio, Monza, Galleria Michelangelo, Bergamo.
Nel 1956 si ritira da ogni pubblica manifestazione perché avverte l’urgenza di una riflessione che lo porta a nuove esperienze. Nel 1962 dipinge una serie di visioni desolate ed espressionistiche. Si ripresenta al pubblico con una nuova produzione frutto di meditato raccoglimento spirituale, un astrattismo strutturalista–lirico e nel 1965 allestisce un’ampia rassegna presso la galleria Il Salotto di Como.
Nel 1966 riceve la Medaglia d’oro al Premio Internazionale di Pittura di Campione d’Italia, nel 1967 il Fiorino d’oro del Comune di Firenze e nel 1968 la medaglia d’oro per dieci maestri al Premio Nazionale di Pittura Grottammare.
Nel 1967 Carlo Ludovico Ragghianti lo presenta a Palazzo Strozzi, Firenze tra i primi astrattisti italiani della mostra storica “Arte Moderna in Italia 1915-1935”. Nell’ottobre 1969 il Comune di Milano gli dedica una grande mostra antologica alla Civica Galleria d’Arte Contemporanea. Nel 1971 la galleria Peccolo di Livorno gli allestisce un’importante mostra antologica all’Accademia d’Arte a Montecatini.
Nel 2005 una sua opera è richiesta per la mostra “Filoluce”, presentata alla Permanente di Milano.
Sue opere sono esposte nel 2007 alla mostra “Wassily Kandinsky e l’astrattismo in Italia 1930 – 1950” tenutasi alla Fondazione Mazzotta di Milano.

Principali musei in cui sono conservate le sue opere :

  • Arezzo, Museo del Futurismo e primo 900 Europeo “Viviani-Burali”. Una sezione del Museo è dedicata al Maestro Galliano Mazzon
  • Mendrisio, Museo d’Arte

Bibliografia :

  • Mazzon, Monza, galleria Montrasio, 18.2-9.3.1967
  • Enciclopedia Universale Seda della Pittura Moderna, Milano, Seda, 1969
  • Galliano Mazzon, Brescia, Galleria S. Benedetto
  • Galliano Mazzon, Bergamo Galleria Michelangelo, 1973
  • Galliano Mazzon, disegni dal 1919 al 1937, Milano, Galleria d’arte Zuino, 8.4-4.5.1976
    L. Lambertini, Galliano Mazzon, Arte Moderna Italiana n. 76, All’insegna del pesce d’oro, Milano, 1977
PUBBLICAZIONI
Pubblicazioni a cura della Galleria relative all'artista . 
IL RITRATTO E LA FIGURA NEL TEMPO, dipinti dal XVI al XXI secolo
a cura di R. Bellini, Bergamo, Galleria Michelangelo, 2001
47 tavole a colori e biografie degli artisti.
Pagine 80
Prezzo: € 25,00RICHIEDI IL CATALOGO
Dipinti e sculture XII - XVIII secolo 
dalla raccolta Morandi – Bellini
a cura di R. Bellini, Bergamo, Novecento Grafico, 2007 
45 tavole a colori
pagine 80.
Prezzo: € 20,00RICHIEDI IL CATALOGO
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