PALMA IL GIOVANE
Jacopo Negretti, detto
(1548/1550-1628)
OPERE IN GALLERIA
BIOGRAFIA
PUBBLICAZIONI
OPERE IN GALLERIA
Per visualizzare l'opera completa, cliccare sull'anteprima. Per gli approfondimenti, cliccare sulla voce desiderata col simbolo +.
Cristo entra in Gerusalemme
1620-25 ca
olio su tela, cm 167,5 x 244

Esposizioni

  • "Dipinti e sculture XII - XVIII secolo dalla raccolta Morandi – Bellini”
    (Bergamo, Centro Culturale S. Bartolomeo, 10 - 25.11.2007)
  • “L’Olio. Lux, Cibus, Medicina” (Museo d’arte e cultura sacra, sala Mons. Alberti, Romano di Lombardia, Bergamo, 11.10-4.12.2014)

Pubblicazioni

  • S. Mason Rinaldi, Palma il Giovane, Milano, 1984, p. 115, cat. n. 323, ill. n. 771
  • Dipinti e sculture XII - XVIII secolo dalla raccolta Morandi – Bellini, a cura di R. Bellini,
    Bergamo, Novecento Grafico, 2007, p.27

Provenienza

  • Milano, collezione privata

Scheda opera

  • Storia del ciclo pittorico di Villa Zanchi:

    Il dipinto è stato eseguito dal Cifrondi negli anni tra il 1712 e il 1715-16 nella Villa della famiglia Zanchi a Rosciate (Bergamo). Detto ciclo è ben documentato da Francesco Maria Tassi in “Vita del Cifrondi”, contenuta in Vite de' pittori scultori e architetti bergamaschi del 1793, opera fondamentale per la ricostruzione del percorso dell’artista.
    Al tal proposito il biografo scrive: "Passato poscia in casa Zanchi nell’anno 1712, cominciò le grandiosissime opere delle quali è ripieno tutto quel loro nobile appartamento di Campagna, che hanno nella terra di Rosciate; e quivi per quattro e più anni sempre dipingendo si trattenne. Tutta la gran sala con quattro vicine stanze sono interamente da vastissime tele ricoperte, ove in diverse sacre e profane istorie ha fatto vedere quanto fecondo fosse il di lui ingegno nell’inventare, e quanto facile e pronto il pennello nell’eseguire…"; e il biografo descrive minuziosamente una ventina di opere.
    L’artista realizzò una decorazione integrale (forse la più ampia e complessa da lui eseguita in ambito profano) che copriva, oltre ai soffitti e alle pareti, anche le sovrapporte e le porte stesse e, come ancora sottolinea il Tassi: "gli angoli vicino alle porte e alle finestre".
    La decorazione della villa di Rosciate era completa, comprendendo soggetti storici (Storie di Alessandro Magno, purtroppo perdute), soggetti mitologici, soggetti sacri, ritratti ed autoritratti, scene di caccia, figure "di genere". Alcune di queste ultime (oggi in collezioni cremonesi) si possono ricollegare al ciclo di Rosciate in base alle accurate descrizioni che esistono delle sale della villa.
    Il biografo ottocentesco del Cifrondi, P. Locatelli, indica che il punto di partenza per alcune delle scene non sacre è la pittura del francese Le Brun, con il quale probabilmente il clusonese ebbe rapporti durante il periodo trascorso in Francia.
    In questa vasta decorazione si ritrovano due importanti aspetti riguardanti il percorso artistico di Cifrondi: in primo luogo l’artista si trova in un momento di crisi nei confronti delle commissioni di dipinti sacri e, contemporaneamente nascono in lui curiosità naturalistiche, una rinnovata freschezza esecutiva, certi inserti ritrattistici quasi scherzosi (evidenti nell’autoritratto per esempio), una notevole attenzione alla realtà, il tutto derivante da nuovi stimoli.
    Tra la fine del soggiorno a Rosciate, da ritenersi concluso intorno al 1715-16 e il 1722 (anno di datazione degli Apostoli per la chiesa di S. Giuseppe a Brescia), non si ha alcuna notizia sicura né sulle vicende né sulle opere eseguite dal clusonese.
    La decorazione di Villa Zanchi rimase intatta fino a pochi decenni fa; oggi purtroppo è stata smembrata e in parte lasciata cadere in rovina. Passata dagli Zanchi ai Medolago e quindi ai Colleoni, la villa fu alienata da questi poco tempo dopo la seconda guerra mondiale, negli anni cinquanta. Già in quell’occasione alcune opere furono portate via da Rosciate; negli anni successivi vi fu una seconda occasione di dispersione delle opere cifrondiane; poiché il nuovo proprietario Signor Vestoni divise in due (orizzontalmente) il grande salone, le tele furono in quel momento smontate, arrotolate e messe in soffitta. Considerate perdute negli anni sessanta, solo la grande perseveranza di Pietro Capuani riuscì a riscoprirle, nel 1968.
    L’opera venne ritrovata in una soffitta, arrotolata, in cattivo stato di conservazione. Si è quindi reso necessario un intervento di restauro e purtroppo l’eliminazione di alcune parti dell’opera, resa illeggibile.

ACQUISTA L'OPERA
BIOGRAFIA
JACOPO NEGRETTI detto Palma il Giovane
Venezia, 1548/1550 –1628

Note biografiche:

Figlio di Antonio e nipote del grande Palma detto “il Vecchio”, si forma a Venezia sulle orme di Tiziano Vecellio, amico di famiglia. Nel 1564 conosce il duca Guidobaldo da Montefeltro di Urbino e dal 1567, forse per suo tramite, soggiorna a Roma dove ha la possibilità di completare la sua formazione studiando le opere dei manieristi dell’Italia centrale. Fa ritorno a Venezia nel 1570 e viene accolto presso lo studio di Tiziano. Per la tomba di quest’ultimo esegue la celebre Pietà (Venezia, Gallerie dell’Accademia). Ha parte preponderante nel rinnovamento delle sale di Palazzo Ducale devastate dall’incendio del 1577; per la sala del Maggior Consiglio esegue un grandioso ovale raffigurante Venezia incoronata dalla Vittoria accoglie i popoli soggetti. Lavora alla decorazione di numerose chiese veneziane (S. Nicolò dei Frari, S. Maria Zobenigo, S. Ternita, S. Zulian) e alla Scuola di S. Giovanni Evangelista. Nel 1582 esegue il cartone per il mosaico con S. Giovanni Evangelista della basilica San Marco e nel 1583 inizia la collaborazione con i Padri Crociferi. Particolarmente noto è il ciclo dell’Oratorio dell’Ospedaletto, ma l’interesse maggiore è rappresentato dalle cinque tele eseguite tra il 1586 e il 1587 con i fatti dell’Ordine dei Crociferi e del principale protettore veneziano, il Doge Pasquale Cicogna.
Nel 1590 esegue il monumentale Giudizio Universale nella sala dello Scrutinio di Palazzo Ducale.
Dal 1602 al 1605 circa lavora all’imponente ciclo del coro del Duomo di Salò (Brescia) ed è chiamato a realizzare numerose commissioni private: per il Duca di Mirandola, per il Duca di Savoia, per l’Imperatore Rodolfo II, per il Re di Polonia.
La pittura di Palma ha molto successo a Venezia e influenza il gusto fino ai primi decenni del seicento.
Verso il 1620 esegue altri cartoni per i mosaici di San Marco con le Scene di martirio dei Santi Pietro e Paolo e allo stesso anno risale la pala per la chiesa di S. Ubaldo a Pesaro.
Subissato di lavoro ricorre spesso agli aiuti limitandosi, per le tele spedite in lontane provincie, ad apporre solo la propria firma; malgrado ciò, le sue qualità creative rimangono intatte, anzi si affinano, superando il luminismo barocco e anticipando alcune delle maggiori conquiste del settecento.
Molte opere si trovano in Dalmazia e nell’interno della ex-Jugoslavia. Palma il Giovane fu anche abile incisore; 27 acqueforti furono incluse in un volume per l’insegnamento del disegno: Regole per imparare a disegnar i corpi humani…delineati dal famoso pittor Giacomo Palma (Venezia, M. Sadeler, 1636).

Principali musei e luoghi di culto in cui sono conservate le sue opere :

  • Amsterdam (Rijks Museum)
  • Bergamo (Accademia Carrara)
  • Bologna (Pinacoteca, Collezione Parmeggiani)
  • Boston, USA
  • Brunswick
  • Budapest, Ungheria 
  • Chambery, Francia 
  • Chantilly, Francia 
  • Chatsworth, Gran Bretagna 
  • Cherbourg, Francia 
  • Digione, Francia - 
  • Dresda, Germania 
  • Dublino, Irlanda 
  • Epinal 
  • Firenze 
  • Francoforte sul Meno, Germania 
  • Genova 
  • Gottingen
  • Grenada, Spagna (Palazzo Arcivescovile) 
  • Kassel, Germania
  • Lione, Francia
  • Londra
  • Milano (Brera)
  • Monaco, Germania
  • Montpellier
  • Napoli
  • Neustadt, Germania
  • Padova
  • Parigi (Louvre)
  • Potsdam, Germania (Neue Pal.)
  • Reims, Francia 
  • Roma (Galleria Borghese)
  • Rouen, Francia
  • Venezia (Accademia, Cà d’Oro, Palazzo Vendramin, Palazzo Ducale)
  • Vienna (Galleria Harrach)

Bibliografia :

  • P. Dal Poggetto, Cifrondi, in “I Pittori Bergamaschi dal XIII al XIX”, Il Settecento, vol, I , Bergamo,
    Raccolta di studi a cura della Banca Popolare di Bergamo, Istituto Poligrafiche Bolis, 1982;
  • L. Anelli, Antonio Cifrondi a Brescia e il Ceruti giovane, Brescia, Grafo Edizioni, 1982;
  • L. Ravelli, Contributi e proposte per catalogo dei dipinti di Antonio Cifrondi, estratto da “Atti dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti”, Bergamo, Vol. XLIX, A.A.1988/89.
PUBBLICAZIONI
Pubblicazioni a cura della Galleria relative all'artista . 
Dipinti e sculture XII - XVIII secolo 
dalla raccolta Morandi – Bellini
a cura di R. Bellini, Bergamo, Novecento Grafico, 2007 
45 tavole a colori
pagine 80.
Prezzo: € 20,00RICHIEDI IL CATALOGO
vai alla scheda di
vai alla scheda di
GALLERIA MICHELANGELO - via Broseta 15, Bergamo ITALIA - P. IVA (VAT ID) IT03322240163 - tel./fax +39 035 221300 - mobile +39 375 5477133
info@galleriamichelangelo.it
GALLERIA MICHELANGELO
via Broseta 15, Bergamo ITALIA
P. IVA (VAT ID) IT03322240163
tel./fax +39 035 221300
mobile +39 375 5477133

info@galleriamichelangelo.it
wpx site ymedia
linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram