EDOUARD PIGNON
(1905-1993)
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La Bataille rouge, 1963
1963
olio su tela, cm 81 x 100
firmato e datato in basso a sinistra verso il centro

Esposizioni

  • “Edouard Pignon” (Valréas, Francia, 24° Salon de l’Enclave, Chateau de Simiane, luglio-settembre 1975)

Pubblicazioni

  • l’opera sarà inclusa nel catalogo ragionato in preparazione a cura di Philippe Bouchet.

Provenienza

  • Già in Villa Zanchi, Rosciate (Bergamo)

Scheda opera

  • Storia del ciclo pittorico di Villa Zanchi:

    Il dipinto è stato eseguito dal Cifrondi negli anni tra il 1712 e il 1715-16 nella Villa della famiglia Zanchi a Rosciate (Bergamo). Detto ciclo è ben documentato da Francesco Maria Tassi in “Vita del Cifrondi”, contenuta in Vite de' pittori scultori e architetti bergamaschi del 1793, opera fondamentale per la ricostruzione del percorso dell’artista.
    Al tal proposito il biografo scrive: "Passato poscia in casa Zanchi nell’anno 1712, cominciò le grandiosissime opere delle quali è ripieno tutto quel loro nobile appartamento di Campagna, che hanno nella terra di Rosciate; e quivi per quattro e più anni sempre dipingendo si trattenne. Tutta la gran sala con quattro vicine stanze sono interamente da vastissime tele ricoperte, ove in diverse sacre e profane istorie ha fatto vedere quanto fecondo fosse il di lui ingegno nell’inventare, e quanto facile e pronto il pennello nell’eseguire…"; e il biografo descrive minuziosamente una ventina di opere.
    L’artista realizzò una decorazione integrale (forse la più ampia e complessa da lui eseguita in ambito profano) che copriva, oltre ai soffitti e alle pareti, anche le sovrapporte e le porte stesse e, come ancora sottolinea il Tassi: "gli angoli vicino alle porte e alle finestre".
    La decorazione della villa di Rosciate era completa, comprendendo soggetti storici (Storie di Alessandro Magno, purtroppo perdute), soggetti mitologici, soggetti sacri, ritratti ed autoritratti, scene di caccia, figure "di genere". Alcune di queste ultime (oggi in collezioni cremonesi) si possono ricollegare al ciclo di Rosciate in base alle accurate descrizioni che esistono delle sale della villa.
    Il biografo ottocentesco del Cifrondi, P. Locatelli, indica che il punto di partenza per alcune delle scene non sacre è la pittura del francese Le Brun, con il quale probabilmente il clusonese ebbe rapporti durante il periodo trascorso in Francia.
    In questa vasta decorazione si ritrovano due importanti aspetti riguardanti il percorso artistico di Cifrondi: in primo luogo l’artista si trova in un momento di crisi nei confronti delle commissioni di dipinti sacri e, contemporaneamente nascono in lui curiosità naturalistiche, una rinnovata freschezza esecutiva, certi inserti ritrattistici quasi scherzosi (evidenti nell’autoritratto per esempio), una notevole attenzione alla realtà, il tutto derivante da nuovi stimoli.
    Tra la fine del soggiorno a Rosciate, da ritenersi concluso intorno al 1715-16 e il 1722 (anno di datazione degli Apostoli per la chiesa di S. Giuseppe a Brescia), non si ha alcuna notizia sicura né sulle vicende né sulle opere eseguite dal clusonese.
    La decorazione di Villa Zanchi rimase intatta fino a pochi decenni fa; oggi purtroppo è stata smembrata e in parte lasciata cadere in rovina. Passata dagli Zanchi ai Medolago e quindi ai Colleoni, la villa fu alienata da questi poco tempo dopo la seconda guerra mondiale, negli anni cinquanta. Già in quell’occasione alcune opere furono portate via da Rosciate; negli anni successivi vi fu una seconda occasione di dispersione delle opere cifrondiane; poiché il nuovo proprietario Signor Vestoni divise in due (orizzontalmente) il grande salone, le tele furono in quel momento smontate, arrotolate e messe in soffitta. Considerate perdute negli anni sessanta, solo la grande perseveranza di Pietro Capuani riuscì a riscoprirle, nel 1968.
    L’opera venne ritrovata in una soffitta, arrotolata, in cattivo stato di conservazione. Si è quindi reso necessario un intervento di restauro e purtroppo l’eliminazione di alcune parti dell’opera, resa illeggibile.

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BIOGRAFIA
Edouard PIGNON

Bully, Francia, 1905- Parigi, 1993

Note biografiche:

Verso il 1927, dopo il servizio militare in Siria, decide di intraprendere la carriera d’artista e parte per Parigi, dove lavora come operaio. Segue i corsi serali alla Scuola di Montparnasse e frequenta la Facoltà di Economia e Filosofia dell’Università Operaia. In questi primi anni dipinge paesaggi all’aperto nei dintorni di Meudon. Nel 1932 espone per la prima volta al Salon des Indépendants e nel 1933 alla Galerie Billiet; nel 1934 prende parte all’Associazione degli Scrittori ed Artisti Rivoluzionari con Fernand Léger, Maria Elena Vieira da Silva, André Lhote e altri artisti. Ottiene piccoli ruoli teatrali. Nel 1935 George Dayez lo fa assumere nell’atelier di litografia artigianale di suo padre; questo impiego gli permette di avere più denaro e più tempo per dipingere. Incomincia a partecipare a parecchie esposizioni di gruppo. Nel 1937 espone al Salon du Temps Présent, presso la galleria del mercante Durand Ruel.
In occasione dell’esposizione nel Salon de l’Alahambra per la prima del 14 luglio di Romain Rolland, incontra Picasso il quale prende le sue difese (e quelle di altri giovani pittori) in uno scontro che l’oppone, malgrado l’ammirazione che ha per l’artista, a Léger. Dal 1938 espone con alcuni dei più importanti pittori francesi contemporanei; alla fine del 1940, dopo essere stato chiamato alle armi, ritorna a Parigi e nel 1944 prende parte alla Resistenza partecipando al “Fronte Nazionale” con Aragon ed Elsa Triolet. Nel 1943 viene pubblicato un libro dedicato a lui e ad altri pittori francesi tra i quali: André Beaudin, Jerzy Beres, Léon Gischia.
Tra il 1945 e il 1946 soggiorna a Ostenda, dove dipinge davanti al mare gelato e davanti alla città massacrata dalla guerra. La permanenza in Belgio inaugura l’inizio dei “periodi” caratterizzati da un lungo lavoro a partire dallo stesso tema: i minatori, l’operaio morto, i paesaggi e contadini, l’ulivo, i combattimenti di galli, ecc.
Nel 1946 espone Donna pensosa alla XXIV Biennale di Venezia e organizza un’esposizione personale a Bruxelles. Nel 1949 tiene un’altra personale a Parigi nella quale si denota il suo attaccamento alla causa del proletariato che intende sostenere con la pittura. Nel 1958 la Biennale di Venezia lo accoglie nel padiglione francese; nel 1960 espone al Museo di Metz e Lussemburgo. In questi anni si stabilisce a Marles-les-Mines dove dipinge la serie dei “Combattimenti di galli”. In queste composizioni Pignon crea un’esplosione di forme provocata dall’azione del combattimento, mantenendo la forma palpabile e concreta, cioè viva e reale.
Dal 1961 allestisce sue personali a New York, Amsterdam, al Museo di Lucerna, al Museo d’Arte Moderna di Parigi, solo per citarne alcune.
Dopo parecchi soggiorni estivi a Filacciano, vicino a Roma, tra il 1961 e il 1963, affronta un altro tema importante “I mietitori di grano”. Nel 1963 e 1964 è il periodo delle “Battaglie”: Battaglia blu, Battaglia verde, ecc.
Nel 1966 Jean Louis Ferrier pubblica La quête de la realité (La Ricerca della realtà) frutto delle conversazioni registrate con Pignon dove egli parla della sua esperienza e dei problemi attuali della creazione.
A Sanary, negli anni 1965-66 sviluppa il tema dei “Tuffatori” che alimenterà la creazione di sculture giganti in ceramica come quella per il Centro Culturale di Argenteuil di 49 metri di lunghezza eseguita nel 1969.
Negli anni 1967-71 la pittura ritorna alla guerra. Ceramiche, pannelli, tele, tra cui grandi teste di guerrieri e una serie sui “Signori della guerra”.
Nel novembre 1970 è a Milano, dove la Galleria del Milione espone alcune delle sue tele recenti. Due anni dopo, altre gallerie italiane si contendono le sue opere: la Galleria del Girasole di Udine, la Galleria Ravagnan di Venezia, la Galleria Antenore di Padova e infine la Galleria Torbandena di Trieste dove figurano, per la prima volta, anche due nudi rossi. A partire dal 1973 infatti esegue le serie dei “Nudi”: Nudi con parasole, Nudi rossi, blu, bianchi, multicolori.
Nel 1973 una grande retrospettiva itinerante con 50 opere è allestita a Bucarest. Il Museo d’Arte Moderna di Parigi gli organizza un’esposizione dal titolo “Les Nus rouges et après”.
Nell’estate del 1980 Pignon lavora ad una serie chiamata “Blu marini”, Durante questo periodo esegue numerose tele di grandi dimensioni (spiagge e nudi di donne inginocchiate o in maternità).
All’inizio degli anni Ottanta comincia la serie degli “Uomini della terra”, ispirata dagli studi sulla natura fatti a Vallauris e a Sanary già negli anni ’50-55. Negli anni seguenti esplora il tema dell’elettricità con la serie “Alta tensione”.
Nel 1984 al Museo Picasso di Antibes espone tutte le opere della serie dedicata al grande maestro e amico, dal titolo “Le rendez-Vous d’Antibes”.
Per sottolineare il carattere della sua ricerca Pignon stesso disse: “La pittura non è una carriera. Non è nemmeno un mestiere. Contraria e contro i tempi che noi viviamo, non è una merce, anche se lo è, né un articolo da esposizione, anche se lo è. E’ un modo di vivere”.
Negli ultimi anni sono state organizzate diverse esposizioni dell’opera di Pignon, tra le principali si ricordano: la mostra itinerante “Edouard Pignon – du rythme entre les choses”, tenutasi tra il 2005 e il 2006 al Museo de l’Hospice Saint-Roch a Issoudun, al Museo d’Arte Moderna di Céret e alla Piscina-Museo d’arte e dell’Industria André-Diligent di Roubaix; la mostra “Edouard Pignon au coeur du monde cézannien” presentata al Centre d’Art Présence Van Gogh di Saint-Remy-de-Provence nel 2006. La mostra, curata dall’esperto Philippe Bouchet, presenta anche le opere in ceramica prodotte a Vallauris (dove già operava Picasso). Questo aspetto dell’arte di Pignon (poco conosciuto dal pubblico perché mostrato in una sola altra occasione, nel 1954 a Parigi) conferma il talento dell’artista anche nel campo delle arti decorative.

Principali musei in cui sono conservate le sue opere :

  • Algeri, Algeria
  • Amsterdam (Stedeljik Museum) Olanda
  • Antibes, Caen, Calais, Cambrai, Grenoble, Rouen - Francia
  • Bruxelles (Musée Royal) Belgio
  • Faenza, Italia
  • Londra, Gran Bretagna
  • Parigi (Musée National d’Art Moderne, Musée d’Art Moderne de la Ville, l’Arsenal, CNAC)
  • Riga, URSS
  • San Francisco, Wellington, Stati Uniti
  • San Paolo, Brasile
  • Santiago, Cile
  • Stoccolma, Svezia
  • Tokyo, Giappone
  • Varsavia, Polonia

Bibliografia :

  • P. Dal Poggetto, Cifrondi, in “I Pittori Bergamaschi dal XIII al XIX”, Il Settecento, vol, I , Bergamo,
    Raccolta di studi a cura della Banca Popolare di Bergamo, Istituto Poligrafiche Bolis, 1982;
  • L. Anelli, Antonio Cifrondi a Brescia e il Ceruti giovane, Brescia, Grafo Edizioni, 1982;
  • L. Ravelli, Contributi e proposte per catalogo dei dipinti di Antonio Cifrondi, estratto da “Atti dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti”, Bergamo, Vol. XLIX, A.A.1988/89.
PUBBLICAZIONI
Pubblicazioni a cura della Galleria relative all'artista . 
IL RITRATTO E LA FIGURA NEL TEMPO, dipinti dal XVI al XXI secolo
a cura di R. Bellini, Bergamo, Galleria Michelangelo, 2001
47 tavole a colori e biografie degli artisti.
Pagine 80
Prezzo: € 25,00RICHIEDI IL CATALOGO
Dipinti e sculture XII - XVIII secolo 
dalla raccolta Morandi – Bellini
a cura di R. Bellini, Bergamo, Novecento Grafico, 2007 
45 tavole a colori
pagine 80.
Prezzo: € 20,00RICHIEDI IL CATALOGO
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